06/03/2005

Morto un blog, se ne fa un altro 
di: zonekiller

Alla fine dopo qualche giorno di lavoro ho inaugurato il mio nuovo blog. Ancora è un pò scarno ma conto di riuscire a lavorarci su nel prossimo fine settimana. Successivamente recupererò tutte le recensioni scritte qui e le posterò alternandole alle nuove. Piccolo avviso per i splinderiani: non avrete la comodità di essere riconosciuti subito quando commentate, ma se avete i cookies abilitati alla visita successiva il problema si risolve. 

www.videodrome.altervista.org

vi aspetto!

w i p | 23:45 | commenti (4)

25/02/2005

Splinder: gioie e dolori 
di: zonekiller

Splinder mi ha permesso di entrare in contatto con l'universo dei blog infatti fino a qualche tempo fa ignoravo questo fenomeno o quantomeno non mi ero reso conto delle sue potenzialità. Tenere in piedi un blog è un'attività divertente e piuttosto creativa soprattutto quando si utilizza una piattaforma che automatizza la maggior parte delle cose. Col passare del tempo però nasce l'esigenza di usufruire di un prodotto sempre migliore e ci si aspetta che le modifiche apportate dai tecnici siano in grado di soddisfare queste esigenze.

Purtroppo nel caso di Splinder non è così. Sto incontrando molte difficoltà nel mantenere questo blog e sinceramente comincio a stufarmi. Con l'ultimo upgrade (Splinder versione 3) l'editor è diventato poco gestibile e la formattazione del testo devo farla completamente a mano per non sconvolgere l'intero blog.

L'ultimo problema l'ho riscontrato oggi verificando come usando il browser Firefox il blog appaia completamente sballato, spostato tutto a sinistra, con una dimensione del carattere miniaturizzata e con il testo formattato male. Inoltre con splinder non abbiamo il trackback, la ricerca all'interno del blog e nemmeno disponiamo del database dei nostri scritti. Sto pensando ad una nuova soluzione che sia diversa da queste piattaforme italiane. Qualcosa in php o asp. Uff, che palle...

w i p | 21:21 | commenti (13)


Ladri di biciclette 
di: zonekiller

Ladri di biciclette

Italia, anni successivi alla seconda guerra mondiale: Antonio Ricci (Maggiorani), ex operaio, ottiene un lavoro come attacchino comunale tramite l'ufficio collocamento ma per svolgerlo ha bisogno della sua bicicletta che ha già dato in pegno tempo prima. Sacrificando tutte le lenzuola che avevano in famiglia, Ricci riesce a riscattare la bicicletta e a presentarsi al lavoro giusto in tempo. Al primo giorno di lavoro però questa gli viene rubata da un paio di uomini molto scaltri e il padre di famiglia si ritrova in mezzo ad una strada. Girerà in lungo e in largo insieme a suo figlio Bruno (Stajola) nella speranza di ritrovare il mezzo incontrando solidarietà e ostilità.

Una storia struggente girata in una Roma distrutta dalla guerra, una città che ha voglia di rinascere e piena di gente che tenta di vivere dignitosamente... anche se a volte questo significa la rovina altrui. Roma non è quindi solo l'ambientazione del film ma anche uno dei protagonisti. In questo contesto si svolgono i fatti, in questo clima ostile un padre vorrebbe offrire alla propria famiglia e soprattutto al figlio, il meglio che può. Vorrebbe che tutto non fosse così complicato e non vorrebbe mai arrivare a compromettersi pur di assicurargli il cibo: ma la realtà è dura e pur lottando contro il tempo (ha solo un giorno per trovare la bicicletta) e contro i suoi ideali (si rivolge ad una cialtrona che dice di predire il futuro) alla fine si troverà di fronte ad un bivio... perdere il lavoro o rimediare un'altra bicicletta.

Tratto dall'omonimo romanzo di Luigi Bartolini scritto nel 1945, "Ladri di biciclette" fu uno dei maggiori successi della produzione neorealista italiana insieme a "Roma città aperta" grazie anche alla collaborazione tra il regista Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, forse il più importante artefice e promotore del neorealismo, che ne curò la sceneggiatura. Realizzato con attori non protagonisti e con molte difficoltà a causa della mancanza di finanziatori, non ottenne un gran successo in Italia dove anzi dopo la proiezione della prima a Roma ci fu una grande protesta con la quale si chiedevano indietro i soldi. All'estero invece fu accolto molto bene, in Francia come negli Stati Uniti dove vinse anche l'Oscar speciale nel 1949. De Sica vide nel romanzo di Bartolini la possibilità di "rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso nella piccola cronaca": vedere padre e figlio che percorrono chilometri anche sotto la pioggia, con la disperazione negli occhi, che cercano conforto l'uno nell'altro è certamente toccante, è una storia che calza a pennello con l'ideale neorealista ma che come sempre rappresenta una realtà non la realtà. Lo stesso Zavattini molti anni dopo considerò questo film, come lo stesso "Sciuscià" (sempre con De Sica nel 1946), un romanzo d'appendice. Al di là di questo "Ladri di biciclette" rimarrà comunque nel mio cuore per le emozioni che mi ha regalato, semplice, diretto, toccante.

Curiosità: pare che De Sica scelse  i protagonisti in base al loro modo di camminare.

Titolo Originale: Ladri di biciclette
Nazione: Italia
Anno: 1948
Regia: Vittorio De Sica
Attori:  Enzo Stajola, Lamberto Maggiorani, Lianella Carell, Gino Saltamerenda, Vittorio Antonucci
Sceneggiatura: Cesare Zavattini
Soggetto: Luigi Bartolini
Fotografia: Carlo Montuori
Musiche: Alessandro Cicognini
Genere: Drammatico
Durata: 90 min.

film | 14:46 | commenti (2)

22/02/2005

Evilenko 
di: zonekiller

evilenko

La storia del serial killer tristemente noto come il "Mostro della striscia di bosco" (o "Mostro di Rostov") che durante gli anni 80 uccise più di 50 persone, per lo più ragazzini, nell'ex Unione Sovietica. Braccato dalle autorità riuscì comunque a farla franca per diversi anni senza mai lasciar traccia.

Andrej Romanovic Chikatilo era un intellettuale nonchè un insegnante di lettere: vecchia storia ormai quella che ci mette in guardia dalle persone che non sospetteresti mai, eppure è proprio così. Un uomo sposato, tranquillo, rispettabile e soprattutto un comunista esemplare che però non riusciva ad accettare la fine dell'Unione Sovietica e gli anni della Perestrojka che a ben vedere sconvolsero l'intera società russa. Fu probabilmente questo forte disagio a minare giorno dopo giorno la sua stabilità emotiva fino a farlo crollare nel peggiore dei modi: Chikatilo era in grado di ammaliare le sue vittime riuscendo quasi ad entrare nel loro intimo. Una volta ottenuta la loro fiducia li violentava, li uccideva, ne mangiava delle parti mutilando i cadaveri. Un uomo terrificante, che quando venne preso e processato usava descrivere ogni dettaglio di ogni sua vittima con quell'inspegabile ed inquietante sorriso stampato sulla faccia.

Questa vicenda incuriosì molto David Grieco che decise di partire e seguire di persona il processo. Ne ricavò un libro dal titolo molto efficace ("Il comunista che mangiava i bambini") ma rifiutò sempre le offerte di chi tentava di convincerlo a farne un film. Alla fine dopo oltre un decennio di attesa pensò che forse l'unico modo di evitare che qualcuno facesse il solito film thriller/splatter e senza anima... debuttò come regista.

Evilenko è il nome che Grieco da a Chikatilo e vuole che questo sia interpretato da Malcom McDowell ("Arancia Meccanica") perchè i due si conoscono molto bene; una scelta fantastica perchè alla fine il film è lui stesso: impressionante la sua interpretazione soprattutto per la mimica (guardate il finale). Bello, davvero bello questo film che è al tempo stesso un documentario sulla vita del killer, il dramma di un intero paese, e l'allegoria del comunismo che cade a pezzi. Le musiche di Badalamenti fanno da cornice.

Vi consiglio di visitare il sito ufficiale: http://www.evilenko.com/. Interessante e completo di file audio e video, come quello da cui ho tratto l'immagine del vero Chikatilo.

Titolo Originale: Evilenko
Nazione: Italia
Anno: 2004
Regia: David Grieco
Attori:  Malcom McDowell, Marton Csokas, Frances Barber, Roland Pickup, John Benfield, Vernon Dobcheff
Sceneggiatura: David Grieco
Soggetto: David Grieco
Fotografia: Fabio Zamarion
Musiche: Angelo Badalamenti
Genere: Drammatico
Durata: 105 min.

film | 17:39 | commenti (4)

21/02/2005

Un pò di zapping 
di: zonekiller

Poco fa mi trovavo nel mio letto godendomi il calduccio in barba al gelo che regna oltre la finestra, ma non riuscendo a dormire ho cominciato a fare zapping. Orrore!

Su rete4 stavano trasmettendo addirittura il concorso di bellezza "Miss Padania" che altro non è che una pagliacciata politica e mediatica, con senatori e deputati in prima fila appoggiati da i "vip" di tv e spettacolo: l'unico sollievo è che il canale scelto per lo meno è quello giusto. Ero certo che un servizio di Studio Aperto a pubblicizzare l'evento fosse più che sufficiente ma evidentemente mi sbagliavo. In questo servizio la Casalegno e Ringo sembravano felici e soddisfatti e si pavoneggiavano dicendo che "è una responsabilità dover scegliere la vincitrice", la quale per altro ha dichiarato di voler rimanere coi piedi per terra. MIO DIO! (detto da me è pesante!)

Su canale5 ho scoperto che il conservatore Bush non gradisce la presenza di Camilla a Washington durante la già programmata visita di Carlo. Non so quando questa avverrà ma ormai è certo che i due piccion(cin)i (o meglio corvacci putrefatti) saranno già convolati a nozze e l'integerrimo, casto, lindo (cocainomane e alcolizzato) presidente Bush... non ne vuole sapere. Un pò ci godo e un pò mi chiedo che "cazzo me ne frega a me"?

Gira, gira... tette, culi, il solito gioco di parole chiamami/chiavami e finalmente trovo "Cinematografo". Si parlava prima del doppiaggio italiano e del fatto che in Italia siamo i migliori: qualcuno fa notare che è vero ma dipende dal fatto che qui la percentuale di analfabeti era tale che pochi sarebbero stati in grado di leggere i sottotitoli (io aggiungo pure che mica in tutti i paesi si doppia! sommando le cose siamo per forza i più bravi!). Un critico di Ciak affermava di preferire quelli in lingua originale e posso capirlo, ma il fatto che insistesse nel dire "Al Pasino" anzichè "Al Pacino" mi ha costretto a darle torto.

Poi il festival di Berlino e i suoi premi a casaccio e ultimo ma non per importanza, il viaggio del ministro Urbani accompagnato da Ciampi (che mai sta a casa sua tanto i viaggi je li pagamo noi): è stato siglato un nuovo accordo che prevede la collaborazione tra Italia e India per il prossimo futuro... un pò di Bollywood chez nous!

Si è fatto tardi, è ora di staccare la spina. "E' tempo di morire" (cit.)

videodrome | 02:25 | commenti (6)

20/02/2005

Due fratelli 
di: zonekiller

Due fratelli

Nell'Indocina, durante gli anni 20, l'attività che andava per la maggiore tra i coloni era la caccia a tesori preziosi e animali esotici. Tra reperti archeologici sacri e non, vive una "famiglia" di tigri. I due più piccoli seppur protetti dai genitori ne fanno le spese: verranno catturati e affronteranno situazioni difficili in cattività. Si ritroveranno l'uno contro l'altro ma insieme tenteranno di sfuggire all'uomo.

L'ultimo film di Annaud ("Sette anni in Tibet") mi ha lasciato molto perplesso. Ho cercato in tutti i modi di capirlo, dall'inizio alla fine, ma non ci sono riuscito. Ammetto che questo film è fatto abbastanza bene ma al di là dello stupore dovuto alla oggettiva abilità del regista (e dei domatori) nel rendere gli animali dei veri e propri attori (e senza senza effetti speciali), l'ho trovato davvero inutile. La sensazione che si ha è quella di vedere un bel lungometraggio della Walt Disney e niente più: un film per bambini. Fosse stato un bel lavoro d'animazione forse l'avrei gradito ma sinceramente anche in questo caso sarebbe stata la copia di mille altri.

Belle le ambientazioni e fantastiche le tigri ma aggiungo una considerazione: tutto il film cerca di ammonire l'uomo, tenta invano di farci capire che la natura prima o poi si ribella e vince contro ogni azione sconsiderata... perchè invano? Il film non è credibile, puzza di vecchio e l'idea che le tigri adulte si riconoscano dopo essere state divise da piccole è assurda; i miei gatti (madre-figli) si ammazzano tra loro dopo un mese dalla fine dell'allattamento! Ma a parte questa cosa trascurabilissima (e che in fondo è la magia del film) mi vien da ridere se penso che Annaud, amante fino alla pazzia della natura e del mondo animale, abbia costretto per mesi delle tigri addestrate a recitare secondo le sue esigenze: "ma mi faccia il piacere mi faccia"! La pellicola è stata adottata dal WWF ma alla fine, dato il messaggio che manda il film, lo posso pure capire.

E poi il tutto è condito dalla presenza di Guy Pearce... forse negli occhi ho ancora "Memento" e non riesco ad accettarlo come eroe da due soldi in un film del genere.

Dopo questo sfogo mi sono calmato quanto basta e concludo dicendo che il film non è un orrore ma che certamente non è nemmeno quello che mettereste tra gli "indimenticabili" (e tra i "necessari")... un semplice film per famiglie.

Titolo Originale: Two Brothers
Nazione: Francia/Gran Bretagna
Anno: 2004
Regia: Jean-Jacques Annaud
Attori: Guy Pearce, Jean-Claude Dreyfus,
Sceneggiatura: Alain Godard, Jean-Jacques Annaud
Soggetto: Alain Godard, Jean-Jacques Annaud
Fotografia: Jean-Marie Dreujou
Musiche: Stephen Warbeck
Genere: Avventura, Drammatico
Durata: 109 min.

film | 01:41 | commenti (4)

07/02/2005

Gradirei un Kubrick, grazie! 
di: zonekiller

Certo non mi sono rivolto così alla mia ragazza ma dovendole suggerire un'idea regalo per natale, regalo che non è arrivato prima per mancanza di liquidi, ho creduto fosse una svolta l'iniziativa di Repubblica e L'espresso: l'intera filmografia di Kubrick in DVD in uscite settimanali. Acquisto comodo, grazie alle uscite centellinate e soprattutto un acquisto che mi rende pazzo di gioia.  

Non le comprerà tutte ma al resto ci penserò io e poi con la scusa mi leggo una buona rivista... e questo non guasta mai, no?

diario | 21:06 | commenti (5)


Lock & Stock 
di: zonekiller

Lock & stock

Quattro ragazzi dell'East London cercano facili guadagni sperando di vincere giocando a poker contro un boss della malavita locale. I loro piani non procedono per il meglio e avendo accumulato un grosso debito cercano vie alternative per salvarsi la pelle. La loro storia si incrocia in modo assolutamente imprevedibile con quella di altri personaggi poco raccomandabili.

Secondo film del regista Guy Ritchie che porta lo stesso titolo della serie televisiva realizzata due anni dopo contemporaneamente alla produzione di "The Snatch", altro film molto simile in cui ritroviamo Brad Pitt. Lock & Stock è una divertente commedia che cattura anche gli spettatori più diffidenti: un film che forse non passerà alla storia per l'originalità ma che difficilmente non piacerà.

La trama è una sequenza di avvenimenti casuali e frenetici ed il montaggio rapido e ricco di split screen, primi piani e zoom riesce a valorizzarla nel migliore dei modi. Ogni oggetto chiave viene immortalato come in una fotografia e lo stesso vale per i personaggi che sono molto stereotipati e per questo esilaranti: i rapinatori delle poste, i coltivatori d'erba, gli scagnozzi del Boss sono tra i più riusciti. La musica che scandisce gli inseguimenti, le sparatorie o i preparativi di un furto è sempre azzeccata anche quando apparentemente sembra fuori luogo e per di più spazia da un genere all'altro. Alla fine vi ritroverete a tifare per i quattro ragazzi, forse perchè sono i primi ad essere truffati, ma ciò non toglie che questi non siano certo dei tranquilli londinesi con la bombetta!

Guy Ritchie viene paragonato a Tarantino ma non mi sento di sottoscrivere in tutto e per tutto. Resta senza dubbio un regista molto capace che adorerò sempre sia per la scelta dei temi trattati sia per il modo in cui li propone. La forza a mio parere sta nel fatto che di fondo c'è sempre molta autoironia e la scelta di creare scene esilaranti (vere e proprie parodie direi) viene premiata: situazioni impossibili suscitano talvolta disinteresse nello spettatore, ma nel caso di Lock & Stock non accadrà mai!

Titolo Originale: Lock & Stock and two smoking barrels
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 1998
Regia: Guy Ritchie
Attori: Jason Flemyng, Sting, Nick Moran, Jason Statham, Dexter Fletcher, Steven Mackintosh, Vinnie Jones
Sceneggiatura e soggetto: Guy Ritchie
Fotografia: Tim Maurice-Jones
Musiche: John Murphy, Davis A. Hughes
Genere: Commedia
Durata: 105 min.

film | 20:52 | commenti (31)

05/02/2005

Momenti di puro relax 
di: zonekiller

Aaahh! Che bello poter poltrire un pò! In questi giorni sono staaaaanco e svogliato tanto da non voler nemmeno aggiornare il mio blog. Sono ancora vivo e vegeto non vi preoccupate ma l'essere stato fuori di casa per qualche giorno mi ha letteralmente svuotato: prima che il mio ginocchio recuperi del tutto ci vorrà ancora tempo e basta poco a farmi stancare. Una festa qua e una passeggiata là e... ho già bisogno di riposo. Ormai però non sono più scoraggiato perchè so che il peggio è passato e non vedo l'ora di tornare pimpante come un tempo.

Comunque nei prossimi giorni scriverò ancora aggiungendo le recensioni di "Ladri di biciclette", "Evilenko", "Terapia e pallottole" e "Lock & Stock". Se troverò il tempo parlerò anche di "Roma città aperta", si vedrà, si vedrà. Dovrei anche scrivere qualche post diverso, o per meglio dire "old style", qualche opinione su cazzate varie o su questioni politiche, anche se poi non mi dispiace affatto un blog di sole recensioni. Restate sintonizzati!

diario | 20:59 | commenti (7)

30/01/2005

Respiro 
di: zonekiller

Respiro

Grazia (Golino) è la moglie di uno dei pescatori dell'isola di Lampedusa (Amato). A differenza delle altre donne però non si sente a suo agio in quell'ambiente che sembra essere troppo stretto per lei. La sua personalità ed il suo modo di fare sono considerati eccessivi dagli altri abitanti e l'idea di far curare  la donna in un istituto a Milano convince alla fine anche suo marito ma Grazia lo viene a sapere e perde le staffe...

Primo film dell'esordiente Emanuele Crialese, uno dei pochi film italiani che ultimamente ho visto e che mi hanno convinto. La storia è semplice, forse anche troppo, e non si capisce bene se davvero Grazia abbia qualche disturbo o se la sua sia solo una voglia di libertà. Alcuni atteggiamenti sembrano davvero eccessivi ma altri sono solo il segnale di una donna che non accetta le convenzioni e le restitrizioni di un paese moralista e bacchettone: prendere il sole in topless è quasi una sfida ma in questa ed in altre occasioni alla fine intervongono i suoi figli che in un primo tempo sono gli unici che cercano di capirla.

Tutto il film offre stupende immagini dell'isola e della vita di un paese che brulica dalla mattina al porto fino alla sera lungo il corso. La trama dicevo è ridotta all'osso ma in fondo c'è poco da raccontare: il disagio e la condizione di Grazia si percepiscono proprio grazie a queste immagini che mostrano la differenza tra lei e gli altri in modo molto reale. In questo caso l'aver utilizzato attori non professionisti è stato davvero un bene: fantastico il bimbo che interpreta l'ultimo genito della famiglia ma da sottolineare la prova dell'attore Amato.

La colonna sonora e la fotografia sono ottime. Le scene più belle sono certamente quelle girate sott'acqua: le gambe che si agitano riprese dal basso mi hanno fatto pensare allo sforzo che ognuno di noi fa per restare a galla, per riuscire a sopravvivere in un mondo ostile. Forse, pensando anche al titolo del film, è così.

Nazione: Italia
Anno: 2002
Regia: Emanuele Crialese
Attori: Valeria Golino, Vincenzo Amato, Francesco Casisa, varia gente dell'isola di Lampedusa
Soggetto e Sceneggiatura: Emanuele Crialese
Scenografia:  Beatrice Scarpato
Fotografia: Fabio Zamarion
Genere: Drammatico
Durata: 100 min.

Sito ufficiale: www.medusa.it/respiro/

film | 22:34 | commenti (10)

 


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