Ladri di biciclette |
di: zonekiller |
Italia, anni successivi alla seconda guerra mondiale: Antonio Ricci (Maggiorani), ex operaio, ottiene un lavoro come attacchino comunale tramite l'ufficio collocamento ma per svolgerlo ha bisogno della sua bicicletta che ha già dato in pegno tempo prima. Sacrificando tutte le lenzuola che avevano in famiglia, Ricci riesce a riscattare la bicicletta e a presentarsi al lavoro giusto in tempo. Al primo giorno di lavoro però questa gli viene rubata da un paio di uomini molto scaltri e il padre di famiglia si ritrova in mezzo ad una strada. Girerà in lungo e in largo insieme a suo figlio Bruno (Stajola) nella speranza di ritrovare il mezzo incontrando solidarietà e ostilità. Una storia struggente girata in una Roma distrutta dalla guerra, una città che ha voglia di rinascere e piena di gente che tenta di vivere dignitosamente... anche se a volte questo significa la rovina altrui. Roma non è quindi solo l'ambientazione del film ma anche uno dei protagonisti. In questo contesto si svolgono i fatti, in questo clima ostile un padre vorrebbe offrire alla propria famiglia e soprattutto al figlio, il meglio che può. Vorrebbe che tutto non fosse così complicato e non vorrebbe mai arrivare a compromettersi pur di assicurargli il cibo: ma la realtà è dura e pur lottando contro il tempo (ha solo un giorno per trovare la bicicletta) e contro i suoi ideali (si rivolge ad una cialtrona che dice di predire il futuro) alla fine si troverà di fronte ad un bivio... perdere il lavoro o rimediare un'altra bicicletta. Tratto dall'omonimo romanzo di Luigi Bartolini scritto nel 1945, "Ladri di biciclette" fu uno dei maggiori successi della produzione neorealista italiana insieme a "Roma città aperta" grazie anche alla collaborazione tra il regista Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, forse il più importante artefice e promotore del neorealismo, che ne curò la sceneggiatura. Realizzato con attori non protagonisti e con molte difficoltà a causa della mancanza di finanziatori, non ottenne un gran successo in Italia dove anzi dopo la proiezione della prima a Roma ci fu una grande protesta con la quale si chiedevano indietro i soldi. All'estero invece fu accolto molto bene, in Francia come negli Stati Uniti dove vinse anche l'Oscar speciale nel 1949. De Sica vide nel romanzo di Bartolini la possibilità di "rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso nella piccola cronaca": vedere padre e figlio che percorrono chilometri anche sotto la pioggia, con la disperazione negli occhi, che cercano conforto l'uno nell'altro è certamente toccante, è una storia che calza a pennello con l'ideale neorealista ma che come sempre rappresenta una realtà non la realtà. Lo stesso Zavattini molti anni dopo considerò questo film, come lo stesso "Sciuscià" (sempre con De Sica nel 1946), un romanzo d'appendice. Al di là di questo "Ladri di biciclette" rimarrà comunque nel mio cuore per le emozioni che mi ha regalato, semplice, diretto, toccante. Curiosità: pare che De Sica scelse i protagonisti in base al loro modo di camminare. Titolo Originale: Ladri di biciclette
Nazione: Italia
Anno: 1948
Regia: Vittorio De Sica
Attori: Enzo Stajola, Lamberto Maggiorani, Lianella Carell, Gino Saltamerenda, Vittorio Antonucci
Sceneggiatura: Cesare Zavattini
Soggetto: Luigi Bartolini
Fotografia: Carlo Montuori
Musiche: Alessandro Cicognini
Genere: Drammatico
Durata: 90 min.


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